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sabato 8 novembre 2014

Cancro al seno: cinque anni non bastano

Novembre, anche quest'anno, ci ha salvato. Il mese del rosa e` finito. Sul cancro al seno cala il silenzio. Il circo si ferma. Noi no. Ricominciamo anzi a parlare di cancro al seno, dopo la pausa di ottobre, e segnaliamo un articolo interessante pubblicato sul Corriere della Sera (qui) che riporta i risultati di uno studio epidemiologico condotto presso il Centro di Riferimento Oncologico di Aviano e pubblicato sulla rivista Annals of Oncology.
Quante volte le persone con il cancro al seno si sono sentite dire, anche dai propri medici, che trascorsi 5 anni dalla diagnosi il rischio di morte scende ai livelli di prima della malattia? Eppure, i casi in cui il cancro si e` ripresentato a distanza anche di dieci o quindici anni ci sono. Lo studio condotto ad Aviano mette nero su bianco, dati alla mano, che per quanto riguarda il cancro al seno bisogna attendere 20 anni perche` l'aspettativa di vita di ritorni uguale a quella della popolazione generale. Intervistato dal Corriere, il responsabile dello studio, Luigino Dal Maso, ha sottolineato che se i risultati saranno confermati da ulteriori studi, occorrera` prendere seriamente in considerazione una revisione dei protocolli per le visite di follow up, inclusa anche la possibilita` di accedervi a spese del Servizio Sanitario Nazionale. 

venerdì 5 settembre 2014

Italianissime vittorie...di Pirro

Vittoria, vittoria! La patria ci ha salvate! E` su tutti i giornali: ricercatori italiani, di pura razza ma che dico italiana, italianissima, scoprono il meccanismo delle metastasi del cancro al seno. L'articolo del Corriere della Sera, in particolare, (qui) non lascia spazio a dubbi:

"I meccanismi che rendono le cellule tumorali «invincibili» e «migranti» nell’organismo dopo essere state quasi distrutte dalle cure (guai a non riuscirci al primo colpo) sono oggetto di numerosi studi in laboratori di tutto il mondo. Ma recentemente sono sempre i ricercatori italiani a firmare lavori determinanti. È una via che segue la logica del passo dopo passo, con scoperte che presto (sommandosi) porteranno alla vittoria. Chemio-prevenzione o cibo-prevenzione, diagnosi sempre più precoce, cure super intelligenti e, infine, blocco dei meccanismi alla base delle metastasi. Il finale, oggi non più fantascientifico, è la vittoria sul cancro"

Di cosa si trattera`? E come avranno fatto i ricercatori dell'Istituto Nazionale Tumori a fare una scoperta tanto sorprendente in un paese in cui ormai si parla di ricerca solo in termini di tagli, dove le universita` e i centri di ricerca non hanno nemmeno piu` la carta per stampare articoli pubblicati da altri?
Si tratta, continua a illuminarci il Corriere, dell'osteopontina, una proteina presente nel nostro corpo, che proteggerebbe "le cellule tumorali che stanno formando le metastasi dall’attacco delle cellule di difesa". In sostanza, conclude l'articolo, "Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Cancer Research svela un importante tassello del puzzle metastasi e, di conseguenza, apre la strada alla ricerca di vie più efficaci per rendere vulnerabile il cancro proprio quando sembra diventato invulnerabile".

In realta`, basta andarsi a spulciare anche solo l'abstract dell'articolo sulla rivista scientifica (qui) per scoprire che lo studio e` stato condotto sulle metastasi polmonari, non su tutti i tipi di metastasi, che nel caso del cancro al seno colpiscono solitamente anche le ossa (che sono il primo sito di metastizzazione nel 75% dei casi qui), il fegato, il cervello e, piu` raramente, persino le ovaie. Il ruolo che l'osteopontina sembrerebbe svolgere nelle metastasi polmonari non puo` essere automaticamente attribuito anche a quelle in altri organi.
Gli studi sui meccanismi di diffusione dei tumori sono certamente tra i piu` importanti. Di solito non e` il tumore nella sua sede originaria ad uccidere. Alla tomba portano le metastasi. Esiste, tuttavia, un grosso gap tra la cautela con cui i ricercatori continuano a lavorare - in Italia in condizioni ormai disperate grazie ad anni politiche miopi di investimenti zero e decurtazione dei gia` risicati fondi - e il trionfalismo dei giornali. Ogni giorno siamo bombardati da articoli che annunciano la scoperta di cure portentose, capaci di liberarci dal cancro per sempre. Come se la parola 'cancro' avesse rilevanza scientifica. I tumori maligni sono tanti e diversissimi, come ha spiegato recentemente sul quotidiano inglese The Guardian l'oncologa Ranjana Srivastava (qui) la quale ha avuto il coraggio di porre una questione difficilissima ma esiziale. Sono stati spesi milioni e milioni di tutte le valute negli ultimi decenni nella "guerra contro il cancro", ossia nella ricerca di una "cura". Ma siamo sicuri che sia possibile vincerla? Non sarebbe piu` efficace investire di piu` nella prevenzione di una malattia che, una volta instauratasi, e` difficile eradicare e comporta costi elevatissimi, non solo in termini economici, ma anche psicologici e sociali? Srivastava si riferisce nel suo articolo alla riduzione dei fattori di rischio su base individuale come il fumo e l'obesita`. Da parte mia, credo che occorra concentrarsi sull'esposizione involontaria ai cancerogeni che tutti noi oggi subiamo. Per contrastarla non occorrono soldi, non c'e` bisogno di partecipare alle corse per la cura con i nastrini rosa sul petto o di comprare rossetti al piombo ad ottobre: basta organizzarsi e agire politicamente, protestare, far sentire la propria voce, riappropriarsi dei propri diritti, della propria salute, della propria vita e della speranza di donarne una migliore a chi verra` dopo di noi.

domenica 16 giugno 2013

Il dottor Santanche` vende saggezza





Diceva la mia bisnonna che uno scemo o ti fa ridere o ti fa piangere. Nel corso della mia pur breve esistenza, numerose sono state le occasioni di constatare la veridicita` di quest'affermazione. Nel mio caso, tuttavia, piu` che piangere, molti scemi, dopo avermi fatta ridere, mi hanno fatto incazzare come una scimmia.
Il dottor Paolo Santanche` e` un chirurgo estetico di fama. Possiede, inoltre, un'innata saggezza che distilla sul suo blog, ospitato sul sito del Corriere della Sera. Ogni post, una perla.
Imprescindibili, ad esempio, le sue riflessioni su "Estetica e seduzione". L'interrogativo cui il dottor Santanche` offre risposte a dir poco illuminanti e` dei piu` classici: "Quali sono le componenti della seduzione femminile?" E` una domanda che mi pongo spesso anch'io, soprattutto quando la mia dolce meta` si sofferma incantato sui miei peli pubici o sui miei rotolini di ciccia, regalo del tamoxifene. "Deve volermi proprio bene", penso. Eppure, la domanda continua a ronzarmi in testa. Provvidenziale nella risoluzione del dilemma sono le sagge parole del dottor Santanche`:

"È ovvio che, anche se non strettamente indispensabile,essere belle aiuta non poco, ma essere semplicemente carine, gradevoli, meglio ancora, è più che sufficiente. L’arma vincente però è la sicurezza: per sedurre dovete essere sicure del vostro fascino, della vostra avvenenza, non essere disturbate da complessi ed avere la certezza che, anche sul piano estetico, avete i vostri punti forti."

"Ma possono i peli che spuntano dalla mutanda e la panza essere considerati dei punti di forza?", continuo ad arrovellarmi. Non proprio. Il segreto della seduzione e` infatti l'armonia che si puo` ottenere sia tramite trucco o abbigliamento oppure, nei casi in cui questi rimedi non siano sufficienti, attraverso la chirurgia estetica:

"Quando tutto ciò non basta, perché siete convinte che le gambe grosse, o il seno piccolo, o la gobba sul  naso, che non si riescono a nascondere, soprattutto a voi stesse, siano un ostacolo insormontabile per essere seducenti, o quantomeno desiderabili, si può ricorrere alla chirurgia estetica. La chirurgia estetica non deve trasformarvi , ma restituirvi quell’armonia e quella serenità che vi consentano di tirar fuori in meglio di voi stesse. La seduttrice non è la bellona di turno con gambe extra lunghe e tette a mongolfiera: quella è una preda. La vera seduttrice è armonica, gradevole, non vistosa e soprattutto si piace, perché per piacere bisogna piacersi"

Parole che lasciano il segno. Comincio a considerare seriamente l'opzione chirurgica. Le prime rughe fanno capolino. Meglio aspettare, pero`. Ho 32 anni e  l'eta` ideale per un lifting, avverte il nostro beniamino, e` tra il 40 e i 45 anni:

"La donna di 40/45 anni oggi è al massimo del suo fascino e del suo successo: conduce una vita brillante e non ha nulla da invidiare ad una trentenne, tranne la freschezza del viso.
L’esperienza ed il fascino di una 40enne con il viso di una 30enne sono una vera e propria “arma letale”.Una donna deve decidere se vuole mantenersi giovane o invecchiare, se vuole fare interventi di ringiovanimento oppure no. Se decide per il sì deve fare le cose nel momento in cui ne trae maggior giovamento, nel momento in cui può maggiormente godersi i risultati."

Fin qui, grasse risate. Il dottor Santanche` e` un simpaticone, la sua comicita` involontaria mette di buonumore. L'incazzatura pero` e` prevedibilmente dietro l'angolo e mi coglie, inesorabile, nel leggere il post che il dottore dedica al "caso Jolie". Innanzitutto, Santanche` si spaccia, in maniera subdola e per questo ancora piu` pericolosa, per quello che non e`:

"Comunicati stampa, articoli e chi più ne ha più ne metta. Sembra che il seno sia diventato una bomba ad orologeria. Pare che migliaia di donne corrano a farsi togliere il seno terrorizzate dal rischio cancro: evidentemente io sto su un altro pianeta, perche nessuna delle mie pazienti mi ha chiesto nulla di simile, anzi, devo quotidianamente spendere fiumi di parole per convincerle ed educarle alla diagnosi precoce, agli esami regolari, all’autopalpazione."

Santanche` non e` un senologo e` un chirurgo estetico. Per questo motivo, le donne non si rivolgono a lui. Perche` un cervello ce l'hanno e lo fanno anche funzionare e se qualche timore lo nutrono, si rivolgono allo specialista deputato che, nel caso in oggetto, e` il senologo. Riesce inoltre difficile immaginare Santanche` nel ruolo di "educatore" alla diagnosi precoce, spesso ostacolata proprio dalle protesi utilizzate nella mastoplastica addittiva. Per non parlare poi dei casi in cui le protesi stesse sono fortemente sospettate di causare la patologia, come nel caso delle protesi Pip.
Ma non finisce qui. Dopo aver millantato competenze che non possiede, il nostro ne approfitta per farsi pubblicita`:

"Se Angelina Jolie ha preso questa drastica decisione avrà avuto sicuramente i suoi motivi, ma ciò non toglie che si tratti di un intervento comunque devastante e che nessuna ricostruzione potrà restituire un seno dall’aspetto morbido, caldo e naturale: nulla a che vedere con la mastoplastica addittiva!"

Che bisogno c'era di aggiungere il link al suo sito? Quest'uomo e` un affermato chirurgo estetico, presumibilmente pieno di soldi. Ha bisogno di farsi pubblicita`, tirando in mezzo la mastoplastica addittiva e tessendone le lodi, quando si parla di cancro al seno e mastectomia, intervento che definisce "devastante"? Cosi`, tanto per incoraggiare le donne che, obtorto collo, hanno dovuto sottoporvicisi. Cosi`, tanto per farsi ancora un po` di pubblicita`, che` i soldi, anche quando sono tanti, non sono mai abbastanza. E se di mezzo ci vanno le donne, fa niente, che` tanto non frega niente a nessuno. Santanche`, dopo avermi fatto ridere, stavolta mi hai fatto proprio incazzare.