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lunedì 17 aprile 2017

Basta con gli spot pubblicitari

Pasqua, tempo di sorprese. Quest’anno c’ha pensato Il Fatto Quotidiano a farmene una con un articolo di Angela Gennaro pubblicato il 16 aprile. O almeno così pensavo. Il titolo, sulle prime, aveva infatti aperto il mio cuore alla speranza: “Cancro al seno, parte la ricerca lanciata dalle pazienti: ‘Vogliamo essere protagoniste, è dei nostri corpi che si parla’”.
 Il pensiero è corso subito alle attiviste statunitensi che fanno capo all’organizzazione Breast Cancer Action che, nel corso di 27 anni di attività instancabile, hanno contribuito a portare la voce delle donne a rischio di e affette dal cancro al seno nelle stanze, prima riservate esclusivamente agli addetti ai lavori, della ricerca scientifica sulla malattia. “Ci siamo” – ho pensato – “finalmente qualcosa si muove anche in Italia”.
Il testo dell’articolo e il video allegato hanno purtroppo spento i miei entusiasmi. La proposta delle pazienti del Policlinico Gemelli che fanno capo al gruppo Donne in Movimento riguarda il semplice affiancamento di “trattamenti come l’agopuntura, programmi nutrizionali, la fitoterapia, il qui gong, le tecniche di meditazione” alla classica chemioterapia che, ricordiamolo, oltre agli effetti indesiderati più immediati come la nausea, può provocare sterilità, problemi cardiaci e contribuire all’insorgere di altre neoplasie contro cui non c’è agopuntura che tenga. Per questo motivo occorre indirizzare la ricerca verso la la messa a punto di opzioni terapeutiche nuove, più efficaci e meno tossiche o la composizione del complesso puzzle sulle cause del cancro al seno.
Inoltre, si legge sempre nell’articolo, sull’efficacia delle terapie complementari nell’attenuare gli effetti  collaterali dei farmaci antiblastici esisterebbe una “letteratura scientifica [...] corposa”. A cosa dovrebbe servire dunque l’ulteriore ricerca proposta dalle pazienti? Né la giornalista né gli intervistati sembrano offrire una risposta a questa domanda. Non si può certo definire tale la dichiarazione di Riccardo Masetti, direttore del Centro Integrato di Senologia della Fondazione policlinico universitario Gemelli e presidente di Komen Italia:

“Queste terapie, che non sono in mano alla grande industria farmaceutica, certamente non vengono incoraggiate con eguale attenzione come avviene per i farmaci”.

In realta`, anche le terapie complementari generano un ragguardevole volume di affari e, se una critica alle case farmaceutiche va fatta, non ci sembra certo Masetti la persona più indicata dal momento che la Race for the Cure di Roma (ben pubblicizzata nel video allegato all’articolo), la principale manifestazione organizzata da Komen Italia, di cui Masetti è presidente, annovera tra i suoi partner due case grosse farmaceutiche. 
Ci vuole coerenza per occuparsi di una questione importante come il cancro al seno, oltre che di uscire dalla logica degli spot pubblicitari per le singole aziende ospedaliere per andare alle radici del problema ed elaborare soluzioni che consentano di salvare sempre più vite. 

mercoledì 14 agosto 2013

L'articolo di Alberto Crepaldi

Alberto Crepaldi, giornalista de Il Fatto Quotidiano, ha scritto un articolo sul caso De Lorenzo. Leggete l'articolo, condividetelo, e continuate a firmare la lettera pubblicata da Quotidiano Sanita`. Come anticipato, nel post precedente, nuove iniziative sono in cantiere.

Grazie ad Alberto Crepaldi e a tutt* voi. Buon ferragosto!

domenica 16 settembre 2012

Le Amazzoni Furiose


Ieri sera sono andata a cenare fuori con i miei amici Charlotte e Andy. Da brava vegana part-time, mi sono concessa due belle fettone di camembert con salsa di cranberries e una torta al cioccolato ricoperta di gelato, al cioccolato ovviamente. Una bomba sotto ogni punto vista. Per mandarla giu` ho dovuto trangugiare  un mezzo litrozzo d'acqua che insieme alla pinta di sidro che avevo gia` bevuto mi ballava nello stomaco.
Char e Andy mi hanno chiesto se fossi gia` diventata una celebrita` in Italia. Sabato scorso infatti avevo declinato il loro invito ad andare al mare - si, anche in Inghilterra si va al mare e dove vivo io c'e` un'acqua bellissima - perche` dovevo fare due chiacchiere via Skype con Stefania Prandi.
Stefania e` una giornalista freelance e scrive sul Fatto Quotidiano. Mi aveva contattata per un'intervista dopo aver letto della lettera a Balduzzi. Abbiamo parlato a lungo, Stefania ed io, da donna a donna, e abbiamo finito con lo scambiarci consigli alimentari. Anche Stefania e` vegana, anche se non part-time come me.
L'articolo di Stefania e` uscito venerdi`. A sorpresa e` stato pubblicato anche il trailer di Pink Ribbons Inc., il documentario sul business del cancro al seno, con sottotitoli in italiano. Ne approfitto per ricordare che sul tema era uscito a giugno un pezzo di Susanna Curci su Gli Altri.
Entrambi gli articoli saranno tradotti in inglese perche` negli USA vogliono leggerli. La mia amica Anne Marie Ciccarella ci ha gia` offerto ospitalita` sul suo seguitissimo blog.
Mi piace questa solidarieta` tra donne - "malate" e non - che varca addirittura gli oceani. E mi sono piaciuti anche molti dei commenti all'articolo, al blog, i messaggi che mi sono arrivati.
Grazie. Grazie a tutte e a tutti. Andiamo avanti cosi`. Continuamo a parlare del cancro al seno e di cio` che gira intorno. Riappropriamoci di cio` che e` nostro. Occupiamo la cura. Chediamo di conoscere le cause della malattia e sconfiggerla per sempre. Ricordiamo chi ci ha rimesso la vita. Il mio augurio e` che tra non molto il nome di questo blog possa essere cambiato in "Le Amazzoni Furiose".