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lunedì 22 luglio 2013

'Lei non deve leggere e non deve pensare' - Lettera di Vittoria Menga al suo ospedale

Ricevo e molto volentieri condivido la lettera di un'amazzone, Vittoria Menga. Quello che racconta Vittoria offre uno spaccato di cio` che molte di noi devono affrontare, in aggiunta alla diagnosi di cancro, e spero possa servire da spunto di riflessione e confronto.

"Invio queste mie considerazioni alla Dirigenza della struttura ospedaliera che mi ha curato, volendo contribuire con la mia esperienza al miglioramento del servizio. Premetto che non appartengo a quella tipologia di pazienti 'rompiscatole', ma ho sempre accettato le decisioni dei medici, cercando di comprendere anche le loro difficoltà organizzative. In riferimento alla mia operazione al seno e alla breve degenza che ne è seguita, devo dire che sono pienamente soddisfatta e la professionalità dei medici e degli infermieri unita ad una grande disponibilità mi hanno fatto sentire a mio agio, fugando le paure che inevitabilmente accompagnano un simile evento. Nonostante il mio braccio sinistro fosse uscito disattivato dall'operazione per lo schiacciamento di due radici nervose, io mi sono sentita circondata da cure e premure ed ho vissuto l'incidente con molta serenità. C'è voluto comunque un mese circa per ritornare alla normalità. Nel passaggio al reparto oncologico per la cura adiuvante tramite chemioterapia, la mia fiducia e serenità erano altrettanto forti, ma il clima relazionale e comunicativo di questo reparto era molto diverso e mi ha creato disagio. Non mi aspettavo di dover incontrare un oncologo diverso ad ogni colloquio. Con il chirurgo il rapporto era stato continuo e credevo che lo sarebbe stato anche con l'oncologo.

Dopo la somministrazione di ogni ciclo di chemio, mi sono ritrovata a casa da sola, con fogli di prescrizioni per superare eventuali disturbi, ma senza la possibilità di chiedere consiglio di fronte ai dubbi che nascono inevitabilmente in queste situazioni. Quando mi sono rivolta al centralino del DayHospital ho dovuto spiegare i disturbi agli infermieri e poi ho ricevuto, dopo molte ore, la telefonata di un dottore, ogni volta diverso, che era disponibile in quel momento, ma che non mi conosceva. Ho capito che il servizio era stato organizzato contando sul fatto che il paziente si possa rivolgere al medico di famiglia o al pronto soccorso, visto che nel fine settimana non ci sono altri presidi. Vorrei rappresentare l'ansia del paziente che vede arrivare il fine settimana e ha paura che i disturbi da chemio si manifestino proprio in quei giorni. Anche durante la settimana la disponibilità del medico di famiglia, a mio parere, non risolve tutto. Infatti ,non a caso, il medico generico non è un oncologo e non deve esserlo. Forse bisognerebbe pensare ad una maggiore continuità nell'assistenza al malato oncologico per non farlo sentire solo negli intervalli tra i cicli di chemioterapia. Ci sono poi anche problemi di comunicazione : quando ho chiesto la consulenza della dietologa per proteggere il mio intestino irritabile, mi sono state prescritte trecapsule di Eskim al giorno. Ho imparato a mie spese e con dieci giorni di forti disturbi che ne bastava una e che tre capsule provocavano incontinenza fecale ed emorroidi. Quando ho riferito la cosa, nessuno ha dimostrato di ascoltare e prendere in considerazione quanto accaduto. Essendo io portatrice di talassemia minor, ho sofferto, per l'abbassamento dell'emoglobina, di debolezza, pressione bassa, affanno. Ho chiesto di integrare le cure col ferro e mi è stato prescritto. Le mie condizionisono migliorate, ma volevo conferma che l'emoglobina fosse risalita : mi è stato detto di no, non potevo conoscere alcuni dati per me importanti del mio emocromo, cioè l'emoglobina, i globuli bianchi e i globuli rossi. Il motivo non l'ho capito, ma mi è stato detto che i valori li conosce il medico e tanto basta. La mia richiesta non nasceva da diffidenza verso i medici, ma da un bisogno di rassicurazione. Allora, quando vedo nelle sale d'aspetto tutti i cartelli colorati che invitano i pazienti a fare danzoterapia, musicoterapia, scrittura creativa, io penso : ma non sarebbe meglio, per risollevare il morale del malato, assicurare l' accesso ai dati che lo riguardano, la disponibilità dello stesso medico e la continuità nella cura ? Invece, qualche volta, mi sono sentita trattata come un bimbo che viene rimproverato dalla mamma perchè, di nascosto, ha messo le mani nella Nutella.Finita la cura in ospedale,mi sono posta il problema della dieta.Per la mia oncologa non ci sono evidenze scientifiche,nemmeno nel progetto DIANA del dott. Berrino,perciò mi ha detto che posso mangiare tutto.Di fronte alla mia sete di informazioni ha risposto con anacronistico oscurantismo: 'Lei non deve leggere e non deve pensare'.

Cordiali saluti,

Vittoria Menga

domenica 20 maggio 2012

Il cibo dell'uomo

Nel post precedente mi sono sbagliata. La "Race for the Cure" alle Terme di Caracalla e` oggi, domenica 20 maggio 2012. Poco importa. Resta valido il succo del discorso. Non mi va, pero`, di continuare il dibattito su Komen, la pinkizzazione del cancro al seno, la differenza tra cura e prevenzione eccetera. Preferisco, invece, parlarvi di un libretto pubblicato online dal dottor Franco Berrino che mi e` stato molto utile durante la chemioterapia. Berrino e` il vicedirettore dell'Istituto Tumori di Milano. E` un oncologo nutrizionista. Si occupa da decenni di tumore al seno ed e` particolarmente interessato alla prevenzione della malattia attraverso l'alimentazione. Berrino consiglia sostanzialmente alle donne di diventare vegane, come leggerete. Non solo perche` il consumo eccessivo di alcuni alimenti, primo fra tutti la carne, induce la sovrapproduzione da parte del nostro organismo di alcune sostanze, ad esempio gli estrogeni, fortemente correlate con il cancro al seno, ma anche perche` gli animali allevati a scopo macellazione sono ormai imbottiti di schifezze di ogni tipo che "mimano" l'azione degli ormoni e sono collegate alla malattia.
Da quando ho scoperto di essere ammalata, mi sforzo di mangiare seguendo i consigli di Berrino. Ho eliminato la carne, il latte, i formaggi, lo zucchero lo uso pochissimo e che sia di canna, cereali poco raffinati. Ero sempre stata mooolto scettica riguardo alla possibilita` di cambiare regime alimentare. Piu` che scettica, agnostica. Non me ne fregava nulla. Ne sto adesso apprezzando i benefici invece, sia fisici che psicologici. Peraltro, a dispetto di tutto quello che si dice dei vegani, mi sono anche rimpolpata. Soprattutto, pero`, mangiare cosi` mi aiuta a sentire che sto facendo qualcosa per contrastare la malattia, mi da la sensazione che sono anch'io a fare la mia parte oltre ai farmaci di cui la medicina tradizionale mi ha abboffata e mi abboffa. Ho riscoperto il piacere di cucinare che, da quando vivevo in Inghilterra avevo perso. Ho scoperto che anche in questo paese si puo` mangiare bene, comprando prodotti locali senza pretendere di mangiare melanzane e zucchine tutto l'anno o le fragole ad aprile. Le fragole inglesi escono a giugno.
Vi affido a Berrino. Fatemi sapere.


http://www.istitutotumori.mi.it/istituto/documenti/cittadino/Il_cibo_dell'uomo.pdf