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martedì 27 maggio 2014

Pulp-tette e Titcoins




Siamo sulla cresta dell'onda. Noi, le Amazzoni Calorose. La nostra idea di mettere in vendita le nostre pulp-tette libertarie femministicamente autodeterminate e` trendy. Pornhub (qui), uno dei piu` noti siti di porno nel mondo, ha lanciato una app che consentira` di fare acquisti pagando in Titcoins. Recandosi nei punti vendita che accettano questo tipo di pagamento, sara` possibile fare shopping facendosi fotografare le tette. Le foto - che ritrarranno solo le tette, senza la faccia - saranno poi caricate dal commerciante su Pornhub e messe a disposizione della comunita`. Il venditore ricevera` in omaggio un giorno gratuito di accesso ai contenuti del sito, mentre le consumatrici avranno diritto a sconti per l'acquisto di altri prodotti da pagarsi sempre in Titcoins.
Fin qui va tutto benissimo. Finalmente viene riconosciuto alle donne il sacrosanto diritto di fare del proprio corpo cio` che vogliono. Il problema e` che parte del ricavato sara` donato da Pornhub alla ricerca sul cancro al seno allo scopo - viene spiegato nel video di lancio dell'iniziativa - di "mantere il mercato in salute", mettendo a rischio, tuttavia, la fascia di mercato che ci siamo scelte noi, quella degli estimatori della pulp-tetta. Anche la nostra e` una scelta consapevole e come tale va difesa. Si alle Titcoins allora, ma anche al cancro al seno e alle pulp-tette!

giovedì 22 maggio 2014

Le Amazzoni Calorose

Basta con le lagne. Questo blog esiste da due anni e non abbiamo fatto altro che parlare di malattia, diritti, lavoro. Tutta roba barbosa che, giustamente, non interessa ne` ai giornalisti ne` alle femministe, tranne qualche eccezione.
Niente fica, niente sesso, niente lavoratrici del sesso. Niente bikini, niente corpi autodeterminati. E abbiamo avuto anche il coraggio di lamentarci perche` il nostro comunicato riguardante il mail bombing all'INPS e` caduto nel silenzio mediatico (qui)
Abbiamo sbagliato. Ne prendiamo atto. Non sara` facile rimediare a due anni di errori, ma dobbiamo provarci. Lo faremo sfruttando le migliori risorse che abbiamo: le nostre tette pulp. Di tette ce ne sono tante in giro, ma solo le nostre hanno cicatrici, capezzoli storti o magari non ne hanno proprio di capezzoli. E siccome il corpo e` nostro e ce lo gestiamo noi, tette incluse, da oggi le mettiamo in vendita. Per 50 euro le guardi. Per 100 euro le puoi toccare per cinque minuti. Per 200 euro tocchi e annusi. 
Nei prossimi giorni dirameremo un comunicato stampa per annunciare la nostra operazione di rebranding e ufficializzare il lancio del nuovo collettivo femminista autodeterminato: Le Amazzoni Calorose

lunedì 17 marzo 2014

Un femminismo per chi e` fuori dalla 'norma'

Sono ormai mesi che ho bisogno di tirare fuori un rospo. L'ho fatto qualche giorno fa in un post uscito domenica su un blog inglese di Medical Humanities (qui). Credo sia venuto il momento di fare altrettanto nella mia lingua madre.

E` successa una cosa molto brutta in Italia recentemente. A una donna, costretta all'aborto terapeutico al quinto mese di gravidanza, e` stata negata l'assistenza medica e sanitaria da parte del personale dell'ospedale Sandro Pertini di Roma. Una vicenda, rimbalzata giustamente sulle prime pagine dei giornali, che ha attirato l'attenzione dell'opinione pubblica e lo sdegno delle compagne femmniste. L'obiezione di coscienza, prevista dalla legge 194 che regola l'interruzione volontaria di gravidanza, e` ormai una vera e propria piaga che impedisce alle donne di avvalersi di un diritto sancito con legge dello stato. Le proteste sono quindi doverose.

La donna protagonista della vicenda, Valentina, ha tenuto a sottolineare tuttavia, attraverso l'associazione Luca Coscioni (qui), che "tutta l'attenzione si e` concentrata sulla vicenda dell'aborto, mentre per me e` importante che ci si occupi seriamente del vero problema alla base della mia storia che e` la legge 40".

Valentina e` portatrice di una malattia genetica che lei stessa definisce "rara e terribile". Puo` e vuole avere figli, ma corre il rischio di trasmettere la sua malattia. Un modo per evitarlo esiste e si chiama diagnosi pre-impianto. La legge 40 pero` la vieta. Per avere figli, Valentina deve quindi rimanere incinta e poi giocare alla roulette russa con l'amniocentesi. Se il colpo in canna parte, non le resta che l'aborto terapeutico.

Non mi sembra che, dopo la precisazione di Valentina le compagne femministe si siano soffermate particolarmente sulla questione. Perche`?

Il femminismo italiano ha un problema: si concentra quasi esclusivamente su questioni riproduttive, come l'aborto e gli anticoncezionali. Negli ultimi tempi si e` aggiunto il tema della violenza domestica. Tema sacrosanto anche quello, non c'e` nemmeno bisogno di dirlo, ma che insieme a quelli legati alla riproduzione, non esaurisce certo la gamma vastissima delle forme di dominazione e oppressione a cui sono sottoposte le donne. Si, le donne. Che sono tante e diverse. Non sono tutte sane e capaci di concepire. Non sono tutte accoppiate. Ci sono donne come Valentina che possono riprodursi e vogliono farlo, ma necessitano di strumenti che la scienza ci ha messo a disposizione ma a cui uno stato clericale e oscurantista come il nostro ci nega l'accesso. Ci sono donne come me, infertili a cui l'aborto e gli anticoncezionali non servono e non serviranno mai. Ci sono donne che non hanno nessuno che le ammazzi di botte perche` sono single. Ci sono donne che non trovano lavoro perche` sono donne e non gliene frega niente a nessuno.

Da quando ho aperto questo blog, ho conosciuto virtualmente molte persone. Tra loro, molte femministe che mi hanno offerto la loro solidarieta` e il loro supporto. Sono a loro grata, infinitamente. Si tratta, tuttavia, di gesti individuali. Se dovessi dire, pero`, che sento le mie istanze rappresentate dai femmismi italiani odierni, la risposta e` negativa. E credo lo stesso valga per le moltissime donne che il femminismo ormai non sanno nemmeno piu` cos'e` perche`, tra le varie, le loro priorita` non sono aborto e pillola. Forse e` il caso di ripartire da loro, per fare si` che i femminismi italiani non continuino ad essere la nicchia, in alcuni casi molto autoreferenziale, che sono adesso ma si aprano al vasto mondo, incluso quello delle donne fuori dalla 'norma'.