Asa Westlund e` europarlamentare del Partito Socialdemocratico Svedese dal 2004. Ha 37 anni ed e` un'ambientalista convinta. Da ambientalista, le stanno a cuore questioni molto concrete che hanno a che fare con la nostra salute e si oppone a tutto quanto possa metterla a rischio.
Asa Westlund e` la relatrice della proposta di risoluzione del Parlamento Europeo sugli interferenti endocrini. Secondo la Commissione Europea, un interferente endocrino e` una "sostanza o una miscela esogena che altera le funzioni del sistema endocrino, provocando di conseguenza effetti negativi per la salute di un organismo intatto, della sua progenie, e delle (sotto)popolazioni". I piu` comuni, quelli con cui siamo a contatto ogni giorno, senza nemmeno accorgecene sono pesticidi, bisfenoli, clorurati (il triclosano, per esempio, antibatterico presente nei dentifrici), diossina.
Negli ultimi vent'anni, secondo la relazione presentata dalla Westlund, si sono moltiplicate le patologie la cui origine e` riconducibile all'azione di queste sostanze a cui tutti noi, sin dalla vita intra-uterina, siamo esposti costantemente:
"La diagnosi e l'incidenza di una serie di patologie hanno fatto registrare un drastico aumento a livello globale. Particolarmente significativo è l'incremento dei potenziali disturbi riproduttivi, sotto forma di peggiore qualità dello sperma, cancro ai testicoli, pubertà precoce e malformazione degli organi genitali, ad esempio il criptorchidismo, ossia la mancata discesa dei testicoli nel sacco scrotale durante lo sviluppo del feto, e l'ipospadiasi, ossia l'apertura dell'uretra nella parte inferiore del pene. Si assiste anche a un incremento delle malformazioni fetali, dei tumori e dei casi di diabete, e anche l'incidenza dei disturbi dello sviluppo neurologico, quali l'autismo e la sindrome da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) è in aumento. Nel Regno Unito, le diagnosi di cancro al seno sono quasi raddoppiate rispetto al 1980. Oggi si stima che una donna su nove si ammalerà di cancro al seno nel corso della vita. Un simile cambiamento può essere spiegato soltanto da fattori ambientali esterni".
In Italia, la situazione e` persino peggiore: si ammala di cancro al seno una donna ogni otto e il 30% ha meno di quarant'anni. Senza contare che le alte patologie di cui si parla non siano proprio delle passeggiate.
Obiettivo della risoluzione, discussa oggi e in votazione domani a Strasburgo, e` di ribadire che per gli interferenti endocrini debba essere adottato il "principio di precauzione": sostanzialmente, se la nostra salute e` a rischio, la mancanza di evidenze scientifiche definitive non deve costituire un deterrente per l'adozione di misure cautelative che impediscano il danno. Inoltre, sempre secondo la risoluzione - e questo e` un punto estremamente importante - gli interferenti endocrini devono essere considerati "sostanze senza soglia". C'e` chi dice infatti che a piccole dosi, gli interferenti endocrini non provocano danni. Balle! Studi recenti hanno dimostrato che le cose sono molto piu` complicate e che bisogna considerare l'esposizione combinata a piu` sostanze nello stesso tempo, quando avviene l'esposizione (vita intra-uterina, infanzia, puberta`, premenopausa) e per quanto tempo. La Commissione Europea viene esortata a condurre studi specifici sugli effetti degli interferenti endocrini sulla salute delle donne e di monitorarli nel lungo periodo, oltre a promuovere campagne informative su sostanze che vengono definite esplicitamente come "pericolose".
Domani il Parlamento si esprimera` in proposito. Per l'Italia, ha espresso oggi parere favorevole Sergio Cofferati. Chiedete al vostro Europarlamentare di votare a favore. Sarebbe una vittoria importante.
martedì 12 marzo 2013
venerdì 8 marzo 2013
L'amica di Rachel
Sta succedendo una cosa bellissima. Sono cosi` eccitata che non so da dove iniziare.
Allora si, tutto e` cominciato qualche mese fa, credo fosse novembre. Volevo organizzare una proiezione di Pink Ribbons Inc qui in Inghilterra, o meglio nel sud dell'Inghilterra, dove vivo io, ma non sapevo da che parte iniziare. Ero da sola e senza contatti. Ho cominciato a gogolare, come spesso faccio quando non so che pesci prendere. Tra i primi record compare un nome: Ana Porroche Escudero. Il tema della sua ricerca - come le donne che vivono col cancro al seno vivono la loro esperienza di malattia e stabiliscono le loro priorita`, spesso ignorate dal discorso pubblico e scientifico - mi fa sobbalzare dal divano su cui stavo appollaiata col computer sulle ginocchia. In piu` sta all'Universita` del Sussex, a Brighton, a mezz'ora di treno da casa mia. Le scrivo, mi risponde, ci incontriamo, parliamo del cancro ma ci facciamo anche grasse risate. Ana e` un vulcano e ha un sacco di contatti. E` una ricercatrice ma anche (soprattutto, dovrei dire) un'attivista. Anche lei vuole organizzare una proiezione del film. E un dibattito con attiviste ed esperte. Ana fa parte del Breast Cancer Consortium, un network internazionale che raduna ricercatori e attivisti che si occupano di cancro al seno fondato dalla sociologa Gayle Sulik.
L' "evento" - come lo chiamavano io e Ana ridendo - si e` tenuto martedi 5 marzo in un cinema di Brighton. Abbiamo ricevuto il supporto del seminario per gli studi di genere dell'Universita` del Sussex, che ci ha gentilmente fornito i danari con cui affittare la sala e pagare le spese di viaggio alle speaker. A parlare, oltre a me, c'erano Helen Lynn, fondatrice dell'Alliance for Cancer Prevention (Alleanza per la Prevenzione del Cancro), associazione agguerritissima il cui scopo principale e` far conoscere al pubblico le cause ambientali ed occupazionali del cancro, e Catie Malhouitre, sopravvissuta ben due volte al cancro al seno (o meglio, come lei stessa ha dichiarato durante il dibattito, alle terapie per il cancro al seno) e fondatrice dell'associazione francese Au sein de sa difference (Al seno della sua differenza).
Un pubblico nutrito, di giovani donne e uomini, ha assistito alla proiezione del documentario e ha animato il dibattito. Nel prendere la parola e presentarmi, mi e` presa una botta di nebbia cognitiva da tamoxifene che a momenti non mi ricordavo nemmeno piu` perche` cappero stavo li`, ma mi sono ripresa senza fare troppi danni. La sorpresa e` arrivata quando ho raccontato di aver conosciuto via twitter le donne cancrate che twittano sotto l'hashtag #bcsm (breast cancer social media). Una ragazza ha preso la parola, con la voce rotta dal pianto: "Una mia amica non ha potuto definirsi sopravvissuta perche` e` morta. Aveva un blog anche lei". Il mio pensiero e` andato subito ad uno dei primi blog sul cancro al seno in cui mi sono imbattuta: The Cancer Culture Chronicles di Rachel Cheetham Moro. Quando sono approdata sul suo blog, Rachel non c'era gia` piu`, ma ho avuto modo di leggere i suoi post lucidissimi e taglienti sul discorso dominante che vuole farci credere che il cancro al seno sia un effimero nastrino rosa. Di lei ho sentito parlare tanto dalle donne del #bcsm che la ricordano e la rimpiangono. Non so perche`, ma ho capito subito che l'amica della ragazza in sala doveva essere lei.
A fine dibattito ne ho avuto la conferma. Jo, cosi` si chiama l'amica di Rachel, mi ha abbracciata forte e mi ha dato l'in bocca al lupo per il mio viaggio con il cancro. E non c'e` stata volta che abbia pronunciato il nome di Rachel senza che le lacrime le riempissero gli occhi fieri e incazzatissimi. Ero emozionata e un po` stanca e non ho pensato a chiederle un recapito. L'amicizia vera, pero`, non si ferma davanti a nulla. Ieri ho ricevuto una mail dalla compagna di Jo, Rose. Se prima di vedere il documentario erano incazzate, adesso lo sono ancora di piu`. Vogliono fare qualcosa di concreto, organizzare un gruppo, un'associazione, qualcosa che possa dare un'ulteriore spallata alla cultura del nastro rosa, diffondere quanto piu` possibile informazioni sulle cause ambientali della malattia e sulla necessita` di mettere fine all'epidemia. Ci incontremo, io loro e Ana, la prossima settimana. Molto probabilmente organizzeremo un workshop per lanciare la campagna. Siamo insomma decise ad andare avanti. E lo faremo con coraggio e anche con rabbia. La rabbia di chi ha visto morire la propria amica a soli 40 anni, la rabbia di chi ha visto in faccia la morte a 30 e non potra` mai sapere se l'ha scampata, la rabbia di chi non vuole accettare la violenza di una malattia e trattamenti che devastano corpi, menti e vite. La rabbia che dovrebbe essere di tutte le donne.
Allora si, tutto e` cominciato qualche mese fa, credo fosse novembre. Volevo organizzare una proiezione di Pink Ribbons Inc qui in Inghilterra, o meglio nel sud dell'Inghilterra, dove vivo io, ma non sapevo da che parte iniziare. Ero da sola e senza contatti. Ho cominciato a gogolare, come spesso faccio quando non so che pesci prendere. Tra i primi record compare un nome: Ana Porroche Escudero. Il tema della sua ricerca - come le donne che vivono col cancro al seno vivono la loro esperienza di malattia e stabiliscono le loro priorita`, spesso ignorate dal discorso pubblico e scientifico - mi fa sobbalzare dal divano su cui stavo appollaiata col computer sulle ginocchia. In piu` sta all'Universita` del Sussex, a Brighton, a mezz'ora di treno da casa mia. Le scrivo, mi risponde, ci incontriamo, parliamo del cancro ma ci facciamo anche grasse risate. Ana e` un vulcano e ha un sacco di contatti. E` una ricercatrice ma anche (soprattutto, dovrei dire) un'attivista. Anche lei vuole organizzare una proiezione del film. E un dibattito con attiviste ed esperte. Ana fa parte del Breast Cancer Consortium, un network internazionale che raduna ricercatori e attivisti che si occupano di cancro al seno fondato dalla sociologa Gayle Sulik.
L' "evento" - come lo chiamavano io e Ana ridendo - si e` tenuto martedi 5 marzo in un cinema di Brighton. Abbiamo ricevuto il supporto del seminario per gli studi di genere dell'Universita` del Sussex, che ci ha gentilmente fornito i danari con cui affittare la sala e pagare le spese di viaggio alle speaker. A parlare, oltre a me, c'erano Helen Lynn, fondatrice dell'Alliance for Cancer Prevention (Alleanza per la Prevenzione del Cancro), associazione agguerritissima il cui scopo principale e` far conoscere al pubblico le cause ambientali ed occupazionali del cancro, e Catie Malhouitre, sopravvissuta ben due volte al cancro al seno (o meglio, come lei stessa ha dichiarato durante il dibattito, alle terapie per il cancro al seno) e fondatrice dell'associazione francese Au sein de sa difference (Al seno della sua differenza).
Un pubblico nutrito, di giovani donne e uomini, ha assistito alla proiezione del documentario e ha animato il dibattito. Nel prendere la parola e presentarmi, mi e` presa una botta di nebbia cognitiva da tamoxifene che a momenti non mi ricordavo nemmeno piu` perche` cappero stavo li`, ma mi sono ripresa senza fare troppi danni. La sorpresa e` arrivata quando ho raccontato di aver conosciuto via twitter le donne cancrate che twittano sotto l'hashtag #bcsm (breast cancer social media). Una ragazza ha preso la parola, con la voce rotta dal pianto: "Una mia amica non ha potuto definirsi sopravvissuta perche` e` morta. Aveva un blog anche lei". Il mio pensiero e` andato subito ad uno dei primi blog sul cancro al seno in cui mi sono imbattuta: The Cancer Culture Chronicles di Rachel Cheetham Moro. Quando sono approdata sul suo blog, Rachel non c'era gia` piu`, ma ho avuto modo di leggere i suoi post lucidissimi e taglienti sul discorso dominante che vuole farci credere che il cancro al seno sia un effimero nastrino rosa. Di lei ho sentito parlare tanto dalle donne del #bcsm che la ricordano e la rimpiangono. Non so perche`, ma ho capito subito che l'amica della ragazza in sala doveva essere lei.
A fine dibattito ne ho avuto la conferma. Jo, cosi` si chiama l'amica di Rachel, mi ha abbracciata forte e mi ha dato l'in bocca al lupo per il mio viaggio con il cancro. E non c'e` stata volta che abbia pronunciato il nome di Rachel senza che le lacrime le riempissero gli occhi fieri e incazzatissimi. Ero emozionata e un po` stanca e non ho pensato a chiederle un recapito. L'amicizia vera, pero`, non si ferma davanti a nulla. Ieri ho ricevuto una mail dalla compagna di Jo, Rose. Se prima di vedere il documentario erano incazzate, adesso lo sono ancora di piu`. Vogliono fare qualcosa di concreto, organizzare un gruppo, un'associazione, qualcosa che possa dare un'ulteriore spallata alla cultura del nastro rosa, diffondere quanto piu` possibile informazioni sulle cause ambientali della malattia e sulla necessita` di mettere fine all'epidemia. Ci incontremo, io loro e Ana, la prossima settimana. Molto probabilmente organizzeremo un workshop per lanciare la campagna. Siamo insomma decise ad andare avanti. E lo faremo con coraggio e anche con rabbia. La rabbia di chi ha visto morire la propria amica a soli 40 anni, la rabbia di chi ha visto in faccia la morte a 30 e non potra` mai sapere se l'ha scampata, la rabbia di chi non vuole accettare la violenza di una malattia e trattamenti che devastano corpi, menti e vite. La rabbia che dovrebbe essere di tutte le donne.
sabato 2 marzo 2013
La mia preghiera
Si avvicina l'otto marzo, giorno dedicato alle donne. Un giorno per riflettere e confrontarsi. In realta`, si cerca di farlo ogni giorno. E oltre a riflettere e confrontarsi ci si contrappone. A chi? A chi per esempio, oggi ha dato vita a delle veglie di preghiera di 12 ore - si, avete letto bene 12 ore - contro la legge 194, la legge che consente alle donne di abortire con la dovuta assistenza sanitaria. Si fanno chiamare pro life, anche se vogliono uccidere le donne. Perche`, e` risaputo, se non si puo` abortire in ospedale o comunque nel rispetto del diritto alla salute, chi non si puo` permettere le cliniche private, sarebbe costretta a tornare al decotto di prezzemolo e al ferro da calza.
La preghiera dei pro death - mi sembra piu` appropriato chiamarli cosi` - e` stata pero` interrotta a Padova da un centinaio di persone che hanno recitato una contro-preghiera in favore della 194.
E` a quei 100 e a tutte le persone che hanno sostenuto l'iniziativa contro i pro death che voglio rivolgere la mia, personalissima preghiera. La legge 194 e` un caposaldo e il diritto all'aborto sicuro e` inviolabile. Pero` non basta. Siamo oggi di fronte a nuovi attacchi al diritto delle donne alla salute. Un nuovo, spaventoso attacco, viene da malattie la cui incidenza desta sospetto e allarme. Una donna ogni otto si ammala oggi in Italia di cancro al seno. Una ogni otto. Il cancro al seno mette in pericolo la vita delle donne e, anche nei casi piu` fortunati, le costringe a mutilazioni e traumi. Le cause della malattia continuano a essere sconosciute e le - discutibili - statistiche sul miglioramento della lungo vivenza vengono utilizzate da "calmiere". Io vi prego, allora, uniamo le forze. Il diritto delle donne alla salute e` unico e inviolabile. Difendiamolo. Dai pro-death, dal cancro al seno, da chi vuole farci credere che non c'e` nessuna emergenza. Difendiamo i nostri corpi e le nostre vite. Tutte insieme, ancora una volta.
La preghiera dei pro death - mi sembra piu` appropriato chiamarli cosi` - e` stata pero` interrotta a Padova da un centinaio di persone che hanno recitato una contro-preghiera in favore della 194.
E` a quei 100 e a tutte le persone che hanno sostenuto l'iniziativa contro i pro death che voglio rivolgere la mia, personalissima preghiera. La legge 194 e` un caposaldo e il diritto all'aborto sicuro e` inviolabile. Pero` non basta. Siamo oggi di fronte a nuovi attacchi al diritto delle donne alla salute. Un nuovo, spaventoso attacco, viene da malattie la cui incidenza desta sospetto e allarme. Una donna ogni otto si ammala oggi in Italia di cancro al seno. Una ogni otto. Il cancro al seno mette in pericolo la vita delle donne e, anche nei casi piu` fortunati, le costringe a mutilazioni e traumi. Le cause della malattia continuano a essere sconosciute e le - discutibili - statistiche sul miglioramento della lungo vivenza vengono utilizzate da "calmiere". Io vi prego, allora, uniamo le forze. Il diritto delle donne alla salute e` unico e inviolabile. Difendiamolo. Dai pro-death, dal cancro al seno, da chi vuole farci credere che non c'e` nessuna emergenza. Difendiamo i nostri corpi e le nostre vite. Tutte insieme, ancora una volta.
giovedì 14 febbraio 2013
Ecografia imprevista? Si accomodi alla cassa
170 euro. 170 euro per un'ecografia al seno mi tocchera` sborsare a maggio. E` un'ecografia imprevista. Avrei dovuto farla a luglio e invece la faccio a maggio per la storia dei linfonodi. Impossibile quindi prenotarla con un anno di anticipo, come anche chi e` stata operata di cancro al seno e` spesso costretta a fare. E allora me la pago. O meglio, me la pagano i miei genitori visto che, oltre che cancrata, sono anche senza lavoro.
Il cancro e` la piu` imprevedibile delle malattie. Non e` un caso se si devono fare controlli frequenti. Il monitoraggio costante e` l'unica arma a disposizione per poter sperare di fermare il ritorno di una malattia di cui, tutto sommato, non sappiamo quasi nulla. Nel mio caso, questo monitoraggio viene effettuato ogni 6 mesi. Se i medici lo ritengono necessario, pero`, puo` essere necessario anche fare un ulteriore controllo a piu` breve scadenza.
E` esattamente quello che e` successo con i miei linfonodi. Per fare l'ulteriore ecografia richiesta dalla mia oncologa per maggio 2013 con il sistema sanitario nazionale, avrei dovuto prenotarla agli inizi del 2012. Naturalmente, nessuno poteva prevedere allora che ne avrei avuto bisogno. Risultato: devo sganciare 170 euro. E anche se cercassi di andare da un'altra parte, la situazione sarebbe la stessa. Prenotare un'ecografia mammaria col sistema sanitario nazionale a cosi` breve scadenza e`, quasi ovunque, praticamente impossibile. Oltre al fatto che rivolgersi altrove, per chi ha gia` alle spalle 2 anni di trattamento e follow up nello stesso posto, e` un gran casino.
E chi i soldi non ce li ha? Si attacca! In barba a tutti i pistolotti sulla diagnosi precoce. Tanto le dame madrine degli screening mammo/ecografici i soldoni ce li hanno.
Il cancro e` la piu` imprevedibile delle malattie. Non e` un caso se si devono fare controlli frequenti. Il monitoraggio costante e` l'unica arma a disposizione per poter sperare di fermare il ritorno di una malattia di cui, tutto sommato, non sappiamo quasi nulla. Nel mio caso, questo monitoraggio viene effettuato ogni 6 mesi. Se i medici lo ritengono necessario, pero`, puo` essere necessario anche fare un ulteriore controllo a piu` breve scadenza.
E` esattamente quello che e` successo con i miei linfonodi. Per fare l'ulteriore ecografia richiesta dalla mia oncologa per maggio 2013 con il sistema sanitario nazionale, avrei dovuto prenotarla agli inizi del 2012. Naturalmente, nessuno poteva prevedere allora che ne avrei avuto bisogno. Risultato: devo sganciare 170 euro. E anche se cercassi di andare da un'altra parte, la situazione sarebbe la stessa. Prenotare un'ecografia mammaria col sistema sanitario nazionale a cosi` breve scadenza e`, quasi ovunque, praticamente impossibile. Oltre al fatto che rivolgersi altrove, per chi ha gia` alle spalle 2 anni di trattamento e follow up nello stesso posto, e` un gran casino.
E chi i soldi non ce li ha? Si attacca! In barba a tutti i pistolotti sulla diagnosi precoce. Tanto le dame madrine degli screening mammo/ecografici i soldoni ce li hanno.
martedì 12 febbraio 2013
"E` tutto nei geni" Sti gran cazzi!
Perche`, se una donna si trasferisce dal Giappone agli Stati Uniti, le sue probabilita` di sviluppare il cancro al seno diventano molto piu` vicine a quelle delle donne statunitensi? I suoi geni sono sempre gli stessi, cambia l'ambiente. Ecco, l'ambiente. Si parla troppo poco delle cause ambientali del cancro al seno.
Il mio illustre senologo fu perentorio alla prima visita: "Per la mammella e` tutto nei geni". Sti gran cazzi! L'ambiente e` fondamentale per capire perche` cappero ci si ammala. E non lo dico certo io, ma lo riconferma, visto che ce n'e` ancora bisogno, il rapporto "Breast Cancer and Environment: Prioritizing Prevention" (Cancro al seno e ambiente: priorita` alla prevenzione), pubblicato oggi dal National Institute of Environmental Health Science per conto del Ministero della Sanita`.
Secondo quanto riportato dal New York Times, il rapporto punta l'indice contro la scarsita` dei fondi - solo il 10% - destinati dal governo federale alla ricerca sulle cause ambientali del cancro al seno. Michael Gould, ordinario di oncologia all'Universita` del Wisconsin, Madison, e presidente del comitato autore del rapporto e` chiarissimo quando afferma che "non ci sono i soldi" per fare ricerca in quella direzione. E Jeanne Rizzo, altro membro del comitato, aggiunge "Stiamo allungando la vita col cancro al seno, lo stiamo rendendo una malattia cronica, ma non lo stiamo prevenendo". Secondo Rizzo, e` necessario indagare l'esposizione ad agenti cancerogeni in utero e nella prima infanzia, perche` e` in quelle fasi della vita, cosi` delicate, che il contatto piu` o meno diretto con determinate sostanze puo` porre in essere le condizioni per un futuro sviluppo della malattia.
Jeanne Rizzo e` presidente di Breast Cancer Fund, organizzazione il cui obiettivo precipuo e` far conoscere a un pubblico quanto piu` vasto possibile le scoperte scientifiche sulle cause ambientali del cancro al seno. E`, come si dice in inglese, una advocate, un'attivista, non un medico. E in quanto tale e` stata chiamata, insieme ad altre, ad esprimersi. Perche` le attiviste e le pazienti non sono orpelli, sono persone con un cervello che funziona e puo` funzionare persino meglio di quello di un medico.
E allora, caro il mio illustre senologo, stasera ti rispondo da qui e magari la prossima volta che ci vediamo te lo dico pure in faccia: "Non e` tutto nei geni. Ti sbagli. Meno certezze e piu` spazio alle teste pensanti dei pazienti!"
Il mio illustre senologo fu perentorio alla prima visita: "Per la mammella e` tutto nei geni". Sti gran cazzi! L'ambiente e` fondamentale per capire perche` cappero ci si ammala. E non lo dico certo io, ma lo riconferma, visto che ce n'e` ancora bisogno, il rapporto "Breast Cancer and Environment: Prioritizing Prevention" (Cancro al seno e ambiente: priorita` alla prevenzione), pubblicato oggi dal National Institute of Environmental Health Science per conto del Ministero della Sanita`.
Secondo quanto riportato dal New York Times, il rapporto punta l'indice contro la scarsita` dei fondi - solo il 10% - destinati dal governo federale alla ricerca sulle cause ambientali del cancro al seno. Michael Gould, ordinario di oncologia all'Universita` del Wisconsin, Madison, e presidente del comitato autore del rapporto e` chiarissimo quando afferma che "non ci sono i soldi" per fare ricerca in quella direzione. E Jeanne Rizzo, altro membro del comitato, aggiunge "Stiamo allungando la vita col cancro al seno, lo stiamo rendendo una malattia cronica, ma non lo stiamo prevenendo". Secondo Rizzo, e` necessario indagare l'esposizione ad agenti cancerogeni in utero e nella prima infanzia, perche` e` in quelle fasi della vita, cosi` delicate, che il contatto piu` o meno diretto con determinate sostanze puo` porre in essere le condizioni per un futuro sviluppo della malattia.
Jeanne Rizzo e` presidente di Breast Cancer Fund, organizzazione il cui obiettivo precipuo e` far conoscere a un pubblico quanto piu` vasto possibile le scoperte scientifiche sulle cause ambientali del cancro al seno. E`, come si dice in inglese, una advocate, un'attivista, non un medico. E in quanto tale e` stata chiamata, insieme ad altre, ad esprimersi. Perche` le attiviste e le pazienti non sono orpelli, sono persone con un cervello che funziona e puo` funzionare persino meglio di quello di un medico.
E allora, caro il mio illustre senologo, stasera ti rispondo da qui e magari la prossima volta che ci vediamo te lo dico pure in faccia: "Non e` tutto nei geni. Ti sbagli. Meno certezze e piu` spazio alle teste pensanti dei pazienti!"
domenica 10 febbraio 2013
Ancora la parola straniera
La mia oncologa e` una tipa tosta e dice le cose in faccia. Sono convinta che, se avessi pochi giorni di vita, non esiterebbe a dirmelo chiaro e tondo.
Ci siamo viste, dopo mesi, giovedi scorso. Era contenta dei risultati dei controlli e mi ha rassicurata sui linfonodi visibili all'ecografia. "Non risparmiamo sugli aghi aspirati. Non glielo faccio perche` non ce n'e` motivo. Semplicemente, fra tre mesi, a maggio, ricontrolliamo, ma solo perche` improbabile non vuol dire impossibile". E l'impossibile col cancro non esiste. E non esiste perche` nemmeno i medici sanno perche` esiste, il cancro.
La mia oncologa le bugie non le dice e sa il fatto suo. Eppure...eppure un'ansia sottile mi attraversa la schiena quando penso a quei tre minuscoli linfonodi. E si, lo so che come una grandissima imbecille mi sono depilata le ascelle il giorno prima dell'ecografia e per giunta col rasoio a lama, cosa che chi ha subito la dissezione ascellare non dovrebbe mai fare. E si, lo so che ben due medici super-esperti e cacciatori di metastasi mi hanno detto di stare tranquilla. Ma il pensiero torna a quel maledetto linfonodo poco piu` grande di una biglia che sporgeva dalla mia ascella destra, alle bugie della senologa inglese per non farmi capire quello che gia` sapevo, a quel giorno crudele in cui la mia giovinezza e` finita, al pianto addolorato di mia madre davanti alla finestra. E la parola straniera la risento ancora. E ancora mi fa paura.
Ci siamo viste, dopo mesi, giovedi scorso. Era contenta dei risultati dei controlli e mi ha rassicurata sui linfonodi visibili all'ecografia. "Non risparmiamo sugli aghi aspirati. Non glielo faccio perche` non ce n'e` motivo. Semplicemente, fra tre mesi, a maggio, ricontrolliamo, ma solo perche` improbabile non vuol dire impossibile". E l'impossibile col cancro non esiste. E non esiste perche` nemmeno i medici sanno perche` esiste, il cancro.
La mia oncologa le bugie non le dice e sa il fatto suo. Eppure...eppure un'ansia sottile mi attraversa la schiena quando penso a quei tre minuscoli linfonodi. E si, lo so che come una grandissima imbecille mi sono depilata le ascelle il giorno prima dell'ecografia e per giunta col rasoio a lama, cosa che chi ha subito la dissezione ascellare non dovrebbe mai fare. E si, lo so che ben due medici super-esperti e cacciatori di metastasi mi hanno detto di stare tranquilla. Ma il pensiero torna a quel maledetto linfonodo poco piu` grande di una biglia che sporgeva dalla mia ascella destra, alle bugie della senologa inglese per non farmi capire quello che gia` sapevo, a quel giorno crudele in cui la mia giovinezza e` finita, al pianto addolorato di mia madre davanti alla finestra. E la parola straniera la risento ancora. E ancora mi fa paura.
domenica 3 febbraio 2013
La roulette russa
E` stato estenuante tornare a Milano. Ho trovato neve e nebbia, ma soprattutto ho ritrovato le mie paure, sempre le stesse, tutte li`.
I controlli sono come una roulette russa. Che si stia a faccia in giu` e tette nei cavi della risonanza magnetica o nel tubo della scintigrafia, la sensazione e` sempre quella di avere una pistola puntata alla nuca. Basta niente e il colpo parte.
Il ritorno in luoghi tristemente noti, il senso di medicalizzazione e violenza sul proprio corpo, scrutinato in cerca di cio` che potrebbe distruggerlo, le attese, la lettura dei referti, da cui ci si aspetterebbero solo rassicurazioni e invece parlano una lingua straniera ai piu`, scandiscono giornate spese ad aspettare che finiscano.
Talvolta, il bisogno di certezze puo` rimanere insoddisfatto. E` stato giovedi`. L'ultimo esame, dopo sette. L'ecografia mammaria. Dopo i risultati negativi di mammografia e risonanza magnetica sono andata tranquilla.
"C'e` un linfonodo reattivo nell'ascella operata"
"Sara` perche` ieri mi sono depilata?"
"Si, puo` essere. Lo ricontrolliamo fra tre-quattro mesi"
"Ma come? Non si puo` controllare adesso? Non si puo` fare un ago aspirato?"
"No, non c'e` bisogno. Non ha un aspetto patologico, pero`, visti i suoi precedenti, lo ricontrolliamo tra tre o quattro mesi"
Li conosco i miei precedenti. Lo ricordo bene il linfonodo ingrossato sotto l'ascella che mi sono accarezzata per caso un sabato mattina di ottobre di due anni fa. Ricordo l'ansia, la paura di un nemico che puo` annidarsi dovunque. E adesso sono di nuovo qui. Giovedi` sentiro` il parere dell'oncologa e che arrivi finalmente la tregua ci spero ancora.
I controlli sono come una roulette russa. Che si stia a faccia in giu` e tette nei cavi della risonanza magnetica o nel tubo della scintigrafia, la sensazione e` sempre quella di avere una pistola puntata alla nuca. Basta niente e il colpo parte.
Il ritorno in luoghi tristemente noti, il senso di medicalizzazione e violenza sul proprio corpo, scrutinato in cerca di cio` che potrebbe distruggerlo, le attese, la lettura dei referti, da cui ci si aspetterebbero solo rassicurazioni e invece parlano una lingua straniera ai piu`, scandiscono giornate spese ad aspettare che finiscano.
Talvolta, il bisogno di certezze puo` rimanere insoddisfatto. E` stato giovedi`. L'ultimo esame, dopo sette. L'ecografia mammaria. Dopo i risultati negativi di mammografia e risonanza magnetica sono andata tranquilla.
"C'e` un linfonodo reattivo nell'ascella operata"
"Sara` perche` ieri mi sono depilata?"
"Si, puo` essere. Lo ricontrolliamo fra tre-quattro mesi"
"Ma come? Non si puo` controllare adesso? Non si puo` fare un ago aspirato?"
"No, non c'e` bisogno. Non ha un aspetto patologico, pero`, visti i suoi precedenti, lo ricontrolliamo tra tre o quattro mesi"
Li conosco i miei precedenti. Lo ricordo bene il linfonodo ingrossato sotto l'ascella che mi sono accarezzata per caso un sabato mattina di ottobre di due anni fa. Ricordo l'ansia, la paura di un nemico che puo` annidarsi dovunque. E adesso sono di nuovo qui. Giovedi` sentiro` il parere dell'oncologa e che arrivi finalmente la tregua ci spero ancora.
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