martedì 3 maggio 2016

Quattro semplici domande

E` primavera inoltrata. Inizia la stagione delle corse. Quelle per la "cura". Ad esempio, quelle di Komen Italia. Si comincia con Roma, dove tra gli sponsor figurano Exxon Mobil ed Eni [qui]. Si, avete capito bene, due compagnie petrolifere sponsorizzano un evento a scopo benefico il cui scopo e` quello di raccogliere fondi da destinare ad una non meglio precisata "lotta ai tumori del seno".
Quest'anno in preparazione alla stagione delle corse per il cancro...ops, scusate, per la "cura", diverse scuole sono state invitate ad inviare a Komen delle foto sul tema della "prevenzione". Quale? Quella primaria volta a ridurre l'esposizione involontaria ai cancerogeni, tra cui i tantissimi materiali ricavati proprio dal petrolio? Assolutamente no! 
Prima di partecipare a una corsa o evento benefico o se la scuola dei vostri figli ha partecipato all'iniziativa di Komen o a quella di qualsiasi altra organizzazione simile , ricordatevi di fare 4 semplici domande come propone Breast Cancer Action [qui]:

1. Quanta parte del denaro raccolto sara` effettivamente devoluto a progetti riguardanti il cancro al seno? 
Le corse per la cura comportano dei costi molto elevati che gli organizzatori devono sostenere. Assicuratevi che i vostri soldi non finiscano col finanziare l'evento stesso.

2. Quali progetti riguardanti il cancro al seno saranno finanziati?
Il messaggio degli organizzatori e` che il denaro raccolto servira` a salvare vite umane dal cancro al seno. In molti casi, tuttavia, i soldi vengono spesi in campagne di "prevenzione" (ossia di screening per la diagnosi precoce) la cui efficacia e` stata messa in dubbio da numerosi studi scientifici.

3. Gli sponsor della corsa sono responsabili dell'aumento del rischio di ammalarsi di cancro al seno?
Dobbiamo aggiungere altro, oltre al petrolio di Komen e agli assorbenti Lines della Fondazione Veronesi [qui]?

4. La corsa presenta un'immagine semplificata del cancro al seno che esclude una certa categoria di persone?
Secondo le organizzazioni promotrici di queste iniziative, il cancro al seno e` una malattia prevenibile attraverso lo screening mammografico e un atteggiamento combattivo e positivo. Ci piacerebbe che fosse cosi`. Anche noi abbiamo il cancro al seno (non ci finanziano Eni ed Exxon Mobil e Lines, pero`). La realta` purtroppo e` ben diversa. Circa il 30% delle donne che sviluppano il cancro al seno, sviluppa metastasi e muore. L'impatto sulla vita di queste persone, delle loro famiglie e dei loro amici e` devastante. Anche per chi non muore, una diagnosi di cancro al seno rappresenta l'inizio di un lungo e doloroso percorso di medicalizzazione che provoca dolore fisico e psicologico, puo` portare ad ulteriori patologie e riduce la qualita` della vita. 

Che fare allora? E` davvero necessario partecipare a una corsa per la "cura" per aiutare le nostre amiche, mamme, sorelle, zie ecc. che sono state colpite dal cancro al seno? La risposta e` no. Le alternative sono tante e spaziano dall'aiuto pratico (aiutate chi e` in chemioterapia a fare la spesa, fare una passeggiata, andare in ospedale) a donazioni alle associazioni che si occupano di assistenza ai malati terminali, che svolgono un'opera meritoria sopperendo alle carenze del servizio sanitario pubblico. E, soprattutto, chiedete a chi ci governa di fermare il cancro dove comincia. Nei pozzi di petrolio, ad esempio. Dove cominciano anche le guerre. Dove non c'e` davvero niente di buono.

4 commenti:

  1. Ti leggo da tanto, da sorella di un malato di cancro prima, da malata di cancro io stessa dopo, da ' libera da malattia' ora. Ho insomma vissuto il cancro a 360 gradi: mi sono confrontata con la paura, con i perché, con la rabbia, con la morte.
    Mio fratello si è ammalato ed è morto a trent'anni, io ne avevo quaranta. Tutto questo per dire che parlo a ragione veduta se dico che tutto questo astio che hai dentro non ti serve e non ti salverà, tutta questa furia e questo scagliarsi contro tutto e tutti non ti gioverà. Non sono una sprovveduta e anch'io lotto per lasciare ai miei figli un mondo migliore è anch'io so che quello che dici in parte è giusto.Ma questo pessimismo cosmico lascialo ai morti. Noi viviamo.

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  2. Quello che ci giovera` lo sappiamo da sole e non abbiamo bisogno di tutrici. Quello che ci salvera` - e che vuol dire poi? - non lo sa nessuno. Come diceva Antonio Gramsci: "Pessimismo dell'intelligenza, ottimismo della volonta`". La volonta` di cambiare il mondo. Siamo qui per questo

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  3. Ciao,
    condivido in pieno la chiusa del tuo post. Mi piacerebbe che le donne si aiutassero concretamente e non aderendo a manifestazioni con sponsor, di enti pure dannosi per la salute, e madrine, e non lo dico con livore, lì solo per un ritorno d'immagine. Silv

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  4. Ammalarsi è ingiusto e crudele. Sempre. Ammalarsi a 30 anni se possibile lo è ancora di più. Non smetterò mai di dirlo. A trent'anni si inzia un lavoro nuovo, si trova l'amore, si sogna un figlio. Trovarsi sbattuta in faccia l'idea della morte nell'età in cui ti affacci alla vita è terribile. E sono arrabbiata per questo. E sono arrabbiata nel vedere il modo in cui la nostra malattia viene banalizzata, dall'opinione pubblica, da una parte della comunità scientifica, dalle malate stesse. La rabbia porta a lottare, non contro la malattia ma contro il sistema in cui la malattia è inserita e rappresentata. Ci sono dei malati invisibili, scomodi, allontanati dalle malate stesse che cercano in questo modo di esorcizzare tutto quello che il pacchetto cancro porta con se. Ben venga questo blog e ben vengano tutte le iniziative volte a creare consapevolezza reale su una malattia che rappresenta la prima causa di morte nelle giovani donne e che solo in Italia ogni anno uccde più di 10.000 donne mogli mamme figlie sorelle amiche.

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