Attente alla dieta. Fate figli. Allattateli al seno. Andate in palestra. Non fumate. Non bevete. Quanti sono i comandamenti della prevenzione del cancro al seno? Tanti. Troppi. Soprattutto se si considera che circa il 70% delle donne colpite dalla malattia non presenta, al momento della diagnosi, nessun fattore di rischio. Di questo genere di prevenzione, basata sugli stili di vita e su un approccio individualistico e individualizzante alla malattia, che la isola dalle sue cause o fattori di rischio endogeni e ne fa il risultato di comportamenti sbagliati, si parla troppo. A dirlo non sono Le Amazzoni Furiose, almeno non questa volta, ma la American Public Health Association che raccoglie i professionisti della salute degli Stati Uniti (qui). "La mancanza di attenzione sui rischi occupazionali ha gravi implicazioni per quanto riguarda la prevenzione primaria, non solo per le migliaia di donne impiegate in occupazioni potenzialmente pericolose, ma per l'intera collettivita`. Facendo leva su scoperte che riguardano fattori individuali, le raccolte fondi che finanziano la ricerca sul cancro al seno (campagne nastro rosa) si focalizzano su soluzioni individuali, diagnosi precoce e terapie", si legge sul sito dell'organizzazione. I fattori di rischio occupazionali legati al cancro al seno identificati fino ad ora sono diversi. Le lavoratrici dell'industria delle materie plastiche e quelle degli alimenti in scatola sarebbero piu` esposte alla malattia, secondo studi condotti recentemente in Canada. Ulteriore fattore di rischio e` rappresentato dai turni di notte, su cui l'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro ha pubblicato una monografia. Piu` a rischio sarebbero non solo le donne che in fabbrica ci lavorano, ma anche quelle che vicino alle fabbriche ci vivono. I legami tra determinate sostanze chimiche e il cancro al seno va reso noto, chiede l'associazione statunitense, e maggiori fondi vanno destinati alla ricerca su questo genere di cause della malattia.