Visualizzazione post con etichetta cancro al polmone. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta cancro al polmone. Mostra tutti i post

sabato 29 febbraio 2020

Virus, mascherine e polveri sottili

La scorsa settimana ci ha lasciato una lettrice del nostro blog. Si chiamava Maria Cristina Rinaldi. Ad ucciderla e` stato un cancro al polmone.

Vogliamo ricordarla attraverso il suo blog Le parole per dirlo di cui ci aveva colpito, insieme ad altri, un post in cui scriveva:

"Non ci sono manifestazioni per il tumore al polmone, che ogni giorno di più colpisce anche le donne, anche quelle non fumatrici come me! Forse è per questo che oggi mi sento un po’ più sola, vorrei che si accendessero i riflettori anche su questo subdolo killer." [qui]

Non fumava, Maria Cristina. Nemmeno questo, pero`, e` riuscita a proteggerla. Anzi, lo stigma che grava sull'associazione tra fumo di sigaretta e cancro al polmone continua a fare da freno alla ricerca sulla malattia.

Sono giorni di virus, paure, razzismo e mascherine. L'Italia, secondo l'edizione del 2019 del rapporto The Lancet Countdown on health and climate change pubblicato dall'omonima rivista, e` al primo posto in Europa per morti premature legate all'esposizione alle polveri sottili PM 2.5, che solo nel 2016 sono state 45.600 [qui]. Che anche il nome di Maria Cristina sia da aggiungere alla ormai interminabile elenco delle vittime?

martedì 7 ottobre 2014

Il cancro al polmone

Lo chiamano il big killer perche` se ti colpisce, le possibilita` di venirne fuori non sono molte. Una volta mieteva vittime principalmente tra gli uomini. Adesso e` in costante aumento anche tra le donne (qui). E` il cancro al polmone. Un nemico silenzioso. Ti prende alle spalle, senza che te ne accorga. Una tosse fastidiosa, il respiro un po` corto. Tutte cose che si possono attribuire anche ad altro. O addirittura nessun sintomo. Quando arriva la diagnosi, si e` gia` installato ben bene e liberarsene diventa un terno al lotto.
Sul cancro al polmone pesa da anni lo stigma del fumo di sigaretta. Eppure, come ha reso noto recentemente l'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, solo nel 2010 le morti per cancro al polmone attribuibili alla polveri sottili, prodotte in grosse quantita` dalle automobili, dalla combustione del legno, dai cantieri edili e capaci di penetrare in profondita` nei nostri polmoni e nei vasi sanguigni, sono state 223.000 (qui)
Non e` un caso che oggi ci si possa ammalare di cancro al polmone anche in giovane eta`, quando i danni provocati dall'eventuale fumo di sigaretta non possono essere tali da spiegare l'insorgenza della patologia. E` successo a Lisa Smirl, una giovanissima docente universitaria presso la University of Sussex che, ammalatasi a 36 anni, e` spirata a soli due anni dalla diagnosi nel marzo del 2013 (qui)

"Come e` possibile che una trentaseienne, attenta alla propria salute, che fuma di tanto in tanto in compagnia, di classe media e fidanzata con un medico possa sviluppare un cancro al polmone in metastasi senza che nessuno se ne accorga? Come?"

Cosi` scriveva Lisa sul suo blog, Stage V (qui). C'era voluto un anno intero di peregrinazioni tra medici per addivenire a una diagnosi che, purtroppo, non lasciava spazio a molte speranze. Nonostante i sintomi sempre piu` pesanti che accusava e riportava agli specialisti che la visitavano, le veniva costantemente risposto che la sua era solo ansia o depressione.

"Non posso provarlo ed e` solo la mia opinione, ma non ho dubbi che gli errori nella mia diagnosi siano stati in gran parte dovuti al fatto che sono una donna sulla quarantina e che i medici avessero preconcetti riguardo a un'origine psicologica piuttosto che fisica dei miei disturbi"

Ne siamo convinte anche noi, Lisa, come siamo convinte che non si possa morire cosi` giovani di cancro al polmone.

giovedì 29 agosto 2013

Intermezzo - Morire di ricerca

Ho letto una cosa che mi ha fatto rabbrividire oggi. Non solo perche` si tratta di una cosa terribile di per se`, ma perche` mi ha ricordato tanto la mia storia.
Mi sono ammalata, o meglio ho scoperto di esserlo, mentre stavo per finire il dottorato di ricerca. Le terapie si sono trascinate per un anno e mezzo e quella ormonale e` ancora in corso, ma sono riuscita a completare il dottorato e sto persino cercando di riprendere la carriera accademica. Tra qualche mese saranno passati 3 anni e posso sperare di esserci ancora. Per Emanuele Patane` il destino e` stato molto piu` infame. Destino per modo di dire.
Emanuele era laureato in Farmacia, faceva il dottorato quando gli hanno trovato un cancro al polmone. Era luglio del 2002. A fine 2003 e` morto. Non senza puntare il dito contro chi l'ha ucciso, pero`. Poco prima di morire, Emanuele ha scritto un memoriale in cui spiega le ragioni della malattia sua e di quelle di altri colleghi e persone che a vario titolo frequentavano l'edificio 2 della Facolta` di Farmacia dell'Universita` di Catania:

"Durante il corso di dottorato mi sono occupato di sintesi chimica in laboratorio mediante l’utilizzo di opportuni reagenti chimici. Ho iniziato a lavorare in laboratorio nell’aprile del 2000. Mi hanno diagnosticato un tumore nel polmone destro nel luglio 2002. Durante il corso di dottorato, trascorrevo generalmente tra le otto e le nove ore al giorno in laboratorio, per tutta l’intera settimana escluso il sabato"

Quello descritto da Emanuele e` uno scenario di guerra. Il laboratorio non e` dotato di un impianto di aspirazione e filtrazione adeguato. L'aria e` infestata da sostanze tossiche, reattivi chimici conservati su mensole e due frigoriferi per uso domestico e arruginiti. L'acetone utilizzato per la pulizia dell'attrezzatura con cui venivano effettuate le operazioni veniva trattato con un macchinario utilizzato anche per la concentrazione di solventi tossici con il risultato che le miscele di questi con l'acetone si sprigionavano dovunque come era facile intuire dall'odore nauseabondo che causavano. Continuate a leggere voi stessi il racconto agghiacciante di Emanuele qui. Il sito e` quello del film Con il fiato sospeso di Costanza Quatriglio che verra` presentato in questi giorni alla Mostra del Cinema di Venezia.

Emanuele non e` stato il solo ad ammalarsi e morire di ricerca. Chissa` quanti altri casi come questo esistono in Italia e nel mondo. Chissa`, Emanuele caro, chissa`....

giovedì 11 luglio 2013

Lo stigma del cancro al polmone

Aveva da poco compiuto cinquant'anni quando e` morta. Ha lasciato un marito e due figli. Aveva un cancro al polmone per cui non c'era molto da fare e lei lo sapeva. Maria non fumava, come chiunque potrebbe pensare nel tentativo di rassicurarsi.
Fumatori e non, siamo tutti sotto scacco. Non per le bionde, ma per l'inquinamento. Lo rivela uno studio uscito su Lancet Oncology. E` il primo studio a dimostrare i legami tra inquinamento, e in particolare le polveri sottili, e cancro al polmone prendendo in esame dati raccolti in 9 diversi paesi europei. Pazzesco. A molti di noi, parenti e amici di chi e` morto di cancro al polmone senza aver mai fumato, sembra la scoperta dell'acqua calda e invece nessuno si era mai preso la briga di studiare la cosa in maniera cosi` approfondita.
Lo studio analizza i dati raccolti nell'ambito del progetto ESCAPE - European Study of Cohorts for Air Pollution Effects di cui fa parte anche l'Italia. Sono stati presi in esame, tra gli altri, i casi di Torino, Roma e Varese che sono risultate le piu` inquinate insieme ad Atene. Attenzione: questo non vuol dire che in queste tre citta` si sia registrato il maggior numero di casi, tuttavia il dato resta inquietante. Un mio amico di Torino si chiede giustamente cosa stia facendo il Comune per limitare l'esposizione dei cittadini alle sostanze tossiche e sta pensando ad una class action. Sarebbe una cosa da fare, se non altro per cominciare a parlare di cancro al polmone in termini di responsabilita` collettiva. Cosa che sembra praticamente impossibile.
Esiste uno stigma molto pervicace che circonda il cancro al polmone e chi ne viene colpito. E` radicatissima la convizione che la malattia sia causata esclusivamente dal fumo di tabacco e che quest'ultimo sia una questione personale. Come se non ci fosse un'industria dietro e come se lo Stato non ci ricavasse dei soldi. Come se il fumo di tabacco fosse la causa e non un semplice fattore di rischio. Come se non ne esistessero di altri di fattori di rischio da cui risulta molto piu` difficile proteggersi. Come se Maria avesse fumato tutta la vita. E invece no. Eppure i suoi occhi cangianti li ha chiusi per sempre.

lunedì 6 agosto 2012

Non fumare e` una scelta politica


Seduti al tavolo di un bar nel Casco Vello, il centro di Vigo, Galizia, Spagna del Nord, io e il mio compagnio di cammino sorseggiamo un buon bicchiere di Albarinho fresco. Il sole splende ma non fa troppo caldo. Il cielo e` blu, il mare e` vicino. Si sente. Situazione di relax totale, una di quelle in cui ti scatta la voglia di una sigaretta. Ci pensiamo entrambi, ma nessuno dei due ne parla
Pomeriggio. Siamo in spiaggia. Abbiamo le isole Cies di fronte. Mangiamo un gelato. No, non un gelato vegan. Un bel maxibon strapieno di zuccheraccio e merda varia, ma nel baruccio della spiaggia non c'e` altro. Intorno a noi molta gente fuma. Il mio compagno di cammino cede. Chiede del tabacco al suo amico Pablo. Lo prego di non farlo, ma lui insiste "Voglio fumare". Io non cedo.
Ho cominciato a fumare a 20 anni. Ho continuato fino al 17 novembre 2010, il giorno della diagnosi. Il fumo non e` causa diretta di cancro al seno, ma la dottoressa che mi aveva dato i risultati della biopsia mi aveva consigliato di smettere per eliminare qualsiasi fattore di rischio, anche il piu` remoto.
Per tutta la durata della chemioterapia non ho toccato una sigaretta. Dopo, qualche sporadico strappo l'ho fatto. E` soprattutto quando sono in compagnia o nelle situazioni di relax che mi viene voglia di fumare. E il pensiero che faccio e` sempre lo stesso, e` quello di tutti i fumatori sporadici "Che vuoi che mi faccia una sigaretta?".
Non avevo riflettuto, fino ad ora, su un aspetto importante che va ben oltre la salvaguardia della propria salute. Non fumare e` un atto politico. Da decenni ormai le multinazionali del tabacco avvelenano soprattutto gente che appartiene alle classi piu` popolari. Che le sigarette facciano male e` noto da molto tempo. Fino agli anni '40, negli Stati Uniti, le sigarette venivano chiamate coffin nails, chiodi di bara. Poi l'industria del tabacco e` riuscita a farci credere che fumare risolve problemi, rilassa, fa figo. Le sigarette hanno ucciso chissa` quanta gente, incluso mio nonno, che lavorava come una bestia e nelle sigarette credeva di trovare ristoro. Le sigarette causano il cancro al polmone, per non parlare delle malattie cardiovascolari.
Chiunque fumi diventa inevitabilmente complice di questo gioco al massacro. Comprare sigarette significa finanziare l'industria della morte da tabagismo. Per questo motivo ho deciso di fare di tutto per non cadere piu` in tentazione. Non voglio essere complice di chi ha fatto i soldi sulla pelle degli altri e vi invito a fare lo stesso.

venerdì 27 luglio 2012

Angelo di nome e di fatto

Ogni volta che varco il cancello di quell'ospedale ti rivedo passeggiare in vestaglia nel parco antistante. Oppure affacciato alla finestra del secondo piano. Quella da cui adesso sporge la cassetta col motore dell'aria condizionata. Allora non c'era. Era il 1988 e tu, nonno, in quell'ospedale ci stavi perche` ti avevano diagnosticato un cancro al polmone. Trattabile. "Facciamo l'intervento, poi la chemio e gli diremo che puo` fumare due o tre sigarette al giorno. Lui ne fumera` quattro, ma va bene lo stesso. Gli guadagneremo almeno cinque anni di buona vita". Cosi` aveva detto il medico che doveva operarti. Il cancro era circoscritto e mamma tiro` un sospiro di sollievo. Io venivo a trovarti, ma rimanevo nel parco. I bambini non li facevano entrare. Tu ti affacciavi alla finestra, alto e magro, con la tua vestaglia rossa sembravi un figurino. Sorridevi e mi salutavi. Eri un Angelo, di nome e di fatto.
Te ne sei andato veloce un pomeriggio di fine ottobre. Lo stesso giorno, dodici anni dopo, la tua 'scimia', io, ha sentito per la prima volta una pallina dura sotto il capezzolo destro. L'operazione era andata bene, eri stato dimesso. "Adesso si deve rimettere, cosi` poi cominciamo la chemio", aveva detto il dottore. Ed eri tornato a casa. Mamma era contenta di nuovo. Il giorno dopo stavamo per metterci a tavola, quando hanno chiamato dicendo che tu non stavi bene, avevi la febbre. Mamma e papa` sono corsi da te, io sono rimasta a casa e ho pensato "Uffa, e` sempre malato". Dovevo andare a giocare con Sara e Michele quel pomeriggio e, invece, per colpa tua mi avevano lasciata a casa con mia sorella, tua nipote.
Ho saputo che eri morto a funerale gia` fatto. Ho pianto, tanto. E mi sono sentita in colpa per quello che avevo pensato. Allora pero` non sapevo perche` eri morto. Eri morto e basta. E questo bastava a farmi star male. E non mi avevano permesso di darti un ultimo bacio e di sentire un'ultima volta i tuoi baffi pungermi le guance.
Adesso so, nonno. Tu non sei morto per il cancro. Hai avuto una tromboembolia polmonare. Un grumo di sangue e` partito dalle tue gambe lunghe lunghe e si e` incastrato nel polmone. E tu non hai respirato piu`.
Tu fumavi, nonno. E forse il cancro al polmone l'hai avuto per questo. Da allora, pero`, tante cose sono cambiate. Adesso di cancro al polmone non si ammalano piu` solo i fumatori, ma anche chi non ha mai fumato in vita sua. E se prima si ammalavano di piu` gli uomini, adesso si ammalano anche tante donne. E comunque, anche se c'e` il fumo di mezzo, chi ci assicura che sia proprio quello a causare il cancro - e le forme piu` aggressive stanno diventando sempre piu` frequenti - e non soprattutto gli scarichi delle macchine, l'amianto che si insidia dovunque, persino nelle scuole, negli asili e negli ospedali e chissa` che altro?
Il mondo e` diventato un posto bruttissimo nonno. Il capitalismo mostra il suo volto di assassino e noi non sappiamo cosa fare. Finalmente, pero`, ho capito perche` te ne sei andato cosi` presto. Un Angelo di nome e di fatto come te, in un mondo cosi` non ci poteva stare.